Enogastrofilia


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“L’amore per il cibo si traduce in amore per l’ambiente” (B. Florence)

Il cibo è sintesi della nostra identità e dell’ambiente che ci circonda. Lo si usa per festeggiare, per socializzare, per essere generosi, per fantasticare, per guarire il corpo, per sfamarlo e deliziarlo … Il desiderio di cibo è una delle prime pulsioni vitali, che poi è andato influenzando tutta la nostra sfera culturale. Tanto da farne un’arte. Ovvero l’insieme di tecniche e pratiche del buon cibo: la gastronomia. La legge, dal greco nomìa, dello stomaco, gastèr, appunto.

Ha trasformato il mondo umano e quindi quello naturale; connettendo ulteriormente le due sfere: quando si parla di un primo piatto piuttosto che di un saporito secondo, con facilità la nostra mente ne identifica il territorio di provenienza e la cultura e tradizioni ad esso legate.

Così come per l’enologia, la scienza che studia il processo di produzione del vino, dalla fase della vendemmia a quella dell’imbottigliamento.

Difatti, ai nostri tempi, si parla sempre più spesso di enogastronomia. La disciplina che ancor più nello specifico studia i rapporti  tra l’attività umana e il territorio. Ma è molto più di una disciplina, è sinonimo di qualità dei prodotti, nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni.

Più che di uno studio di una disciplina può suonare come una sfida, trovandosi nell’epoca dei fast food, dove il ritmo principale è scandito dal “mordi e fuggi”. In realtà, la sfida si esaurisce se semplicemente si prova a rallentare. Che necessariamente non vuol dire ridurre o rimanere indietro, bensì soffermarsi e assaporare, spostando l’attenzione su pratiche più sostenibili e gratificanti.

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 Andar più lenti per giungere più lontani, dunque, apprezzando qualità che altrimenti non si sarebbe in grado di scorgere.  Una lentezza che fa rima con ricchezza, contraddistinta da una cadenza che ben si adatta a un’altra pratica: camminare, il modo più semplice e naturale per muoversi.

 I Love Food

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