Due passi sulla … MONTAGNA PISTOIESE 1


Partigiani Abeti e Mirtilli

montagna pistoiese

L’Alta Toscana ospita una terra dal profilo sinuosamente cadenzato da valli profondamente incise e alture coperte da rigogliose foreste e laghi di origine glaciale.

⇒ Contraddistinta da cime che possono toccare quasi i 2000 mt. di altitudine, la Montagna pistoiese, è pervasa dall’aria frizzante propria dei paesaggi montani.

Si estende dall’Alpe delle Tre Potenze (1940 m)  fino alle pendici orientali del Monte La Croce (1319 m), nei pressi della Foresta dell’Acquerino.

Paesaggio tipicamente alpestre, comprende estese foreste di faggio, cerro, carpino, castagno e abete, come per esempio la Foresta del Teso e la Foresta dell’Orsigna, ricche di sorgenti e di prodotti del sottobosco, quali mirtilli e funghi porcini.

Inoltre numerosi sono i torrenti che solcano il territorio formando forre e valli, la maggiore è quella scavata dal fiume Lima, racchiusa tra l’Alpe delle Tre Potenze e il Passo dell’Abetone (1388 m) e contornata da altre valli minori, come quella del Sestaione e del Limestre.

L’Appennino pistoiese, molto conosciuto per le stazioni sciistiche, custodisce testimonianze storiche come borghi dall’aspetto ancora medievale, come Cutigliano e Piteglio, ruderi e tracce di un passato caratterizzato dalla forte integrazione dei suoi abitanti con il territorio.

Per secoli la popolazione ha trovato sostentamento sfruttando il freddo per la produzione del ghiaccio nelle ghiacciaie, l’energia idraulica per la lavorazione del ferro nelle ferriere, il legname per la produzione del carbone; oltre allo sfruttamento dei prodotti del sottobosco, prima fra tutti la castagna, dalla quale si ricava la dolce farina.

Un patrimonio sia culturale che naturalistico preservato e promosso dall’Ecomuseo della Montagna pistoiese. Istituito nel 1990, si tratta di un esperimento di un sistema museale territoriale composto da vari itinerari che si snodano sia all’aperto che in musei.

Ricca di tradizioni, in particolare la Montagna pistoiese ha un’antica raccolta di canti, offre numerose occasioni, come sagre e manifestazioni, per entrare in contatto con l’essenza di questa terra, che, inoltre, grazie alla quasi totale assenza di inquinamento luminoso, ospita l’Osservatorio Astronomico di Pian dei Termini ( 950 m s.l.m.) nei pressi di Gavinana. Dotato di due cupole di osservazione con due telescopi newtoniani, offre l’opportunità di osservare il cielo stellato più da vicino.

PUNTI DI INTERESSE

 

Il PONTE SOSPESO di MAMMIANO

ponte sospeso mammiano

Ponte sospeso. CC foto cortesia Flavio Casadei Della Chiesa.

Realizzato nel 1922 dall’Ingegnere Vincenzo Douglas Scotti della S.M.I di Campo Tizzoro, il ponte unendo le rive del fiume Lima consentiva agli operai di Popiglio di abbreviare il lungo percorso per arrivare alle ferriere dell’opposta vallata. Alto circa 35 metri nel suo punto maggiore e lungo 212,4 metri, costituisce uno dei ponti sospesi pedonali più lunghi del mondo.

CUTIGLIANO

Pittoresco borgo d’impronta medievale, ad oggi è una rinomata località di villeggiatura. Nei suoi palazzi e monumenti conserva l’aspetto aristocratico che le antiche vicende storiche gli hanno conferito, da piazza Catilina, il cui nome ricorda la disfatta del condottiero romano, a via Roma che giunge nella piazzetta antistante il Palazzo dei Capitani della Montagna. Tappa dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, è sintesi di molti aspetti che caratterizzano questa terra, racchiudendo tematiche ambientali e storico-religiose.

 La SAMBUCA PISTOIESE

Sambuca pistoiese

Sambuca Pistoiese. CC foto cortesia Giasta 08.

Castello costruito verso la metà dell’XI secolo, fu originariamente feudo del vescovo di Pistoia. Si trova nella valle del Limentra ed è immersa in splendide foreste che ospitano una comunità di elfi, chiamata proprio Gli Elfi della Sambuca. Composta circa da un centinaio di persone, queste hanno rinunciato agli agi della vita moderna per ritirarsi sulle montagne per un’esistenza più semplice, vivendo di pastorizia e agricoltura.

Il LAGO NERO

Lago montano di origine glaciale posto a 1730 m s.l.m., deve il suo nome al colore scuro delle rocce che si riflettono nelle sue acque. Circondato da imponenti rilievi appenninici che sfiorano i 2000 m s.l.m, non ospita fauna ittica stanziale, ma sono presenti due specie di anfibi protette, il tritone alpino e il tritone crestato. E’ presente un rifugio che in passato costituiva un alpeggio utilizzato dai pastori che frequentavano i silenziosi pascoli.

 La MACCHIA ANTONINI

Vasta zona boschiva con un piccolo borgo, posta a 962 metri s.l.m. nel comune di Piteglio. E’ caratterizzata dalla presenza di una singolare foresta di cerri, molti dei quali centenari, associati alcune altre essenze arboree, con all’interno ampi prati ed un piccolo lago. La tenuta eredita il nome dal proprietario, che lasciò queste terre a un ente benefico appositamente istituito.

PER SAPERNE DI PIU’ …

 Aspetti geografici:

 L’area denominata Montagna pistoiese, si trova a nord e nord-ovest di Pistoia, sulla dorsale sud dell’Appennino Tosco-Emiliano e si estende dall’Alpe delle Tre Potenze (1940 mt.) che domina la Val di Luce e parte del comprensorio sciistico dell’Abetone, fino alle pendici orientali di monte La Croce (1318 mt.), nei pressi della Foresta dell’Acquerino.  Confina a nord ovest con la provincia di Modena e a nord con quella di Bologna e presenta alcune differenze tra la parte occidentale marcatamente alpestre e quella orientale morfologicamente più dolce, tipicamente appenninica e caratterizzata da rilievi con altitudini non superiori ai 1300 mt., separate dalla valle del Reno.

La parte occidentale comprende due catene montuose: il Corno alle Scale (di 1945 mt.) che si trova nel comune di Lizzano in Belvedere, Bo, il Monte Cimone (2164 mt.) della provincia di Modena, le cime che segnano il confine tra la Toscana e l’Emilia-Romagna del gruppo montuoso Libro Aperto (1937 m), del Monte Caligi (1457 mt.), del valico Foce di Campolino (1840 mt.) e dell’Alpe delle Tre Potenze (1940 m), saldate tra loro dal Passo dell’Abetone (1388 mt.).

A ridosso dei crinali vi sono i laghi di origine glaciale Lago Nero e Lago Piatto e il Lago Scaffaiolo della provincia di Modena, dovuto ad azioni di alterazione chimica e fisica e all’azione di neve e venti.

Il Lago Nero si trova  a 1730 m.s.l.m. in prossimità delle vette dell’Alpe delle Tre Potenze e deve il suo nome al cupo riflesso che emanano le sue acque che si immettono nel torrente Sestaione, mentre il Lago Piatto è a quota 1823 m s.l.m., posto a sud dell’Alpe delle Tre Potenze, poco distante è situato il Passo di Annibale, così chiamato perché il condottiero cartaginese sarebbe passato da questo luogo nella sua epica avanzata verso Roma.

Lago Scaffaiolo

Lago Scaffaiolo. CC foto cortesia Marco Pulidori.

Infine, il Lago Scaffaiolo, posto a un’altitudine di 1775 m.s.l.m vicino alla vetta del Monte Cupolino (1852 mt.), non è popolato da pesci e non vi sono boschi nelle vicinanze.

⇒ La Montagna pistoiese, inoltre, è solcata da fiumi, quali il Reno, che sorge in località Prunetta (Piteglio) dirigendosi verso l’Emilia Romagna dove scorrerà fino alla foce nel mare Adriatico, dalla Lima che nasce dal Passo dell’Abetone e rappresenta il massimo affluente da sinistra del Serchio (Garfagnana), dal torrente Orsigna, importante affluente di sinistra del Reno e dall’affluente del torrente Lima, il Sestaione.

Tali corsi d’acqua formano le vallate dove sono sorti la maggior parte dei borghi e paesi che costellano la zona, rispettivamente danno origine: alla Valle del Reno, la Valle della Lima, la Val d’Orsigna e la Valle del Sestaione.

La storia geologica dell’area fa parte di quella, piuttosto complessa, della catena appenninica settentrionale, che è il risultato della sovrapposizione tettonica di due insiemi paleogeologici diversi: una parte interna ligure-emiliana ed una parte esterna umbro-toscana.  L’insieme esterno è formato da uno zoccolo continentale (zoccolo Apulo) formato in gran parte da ofioliti oceaniche, poi traslate da ovest verso est. La formazione geologica dominante su tutto l’Appennino pistoiese è l’arenaria, roccia silicea la cui degradazione dà origine a suoli tendenzialmente acidi; talvolta però, il substrato geologico si arricchisce in maniera rilevante di un altro tipo di roccia: il calcare, anche se non si tratta di veri e propri affioramenti, piuttosto strati di arenaria o argilla a cui si mescolano o si intervallano rocce a matrice calcarea.

La Montagna Pistoiese è situata in una delle zone più fredde dell’Appennino Settentrionale ed è con ogni probabilità la più fredda della Toscana, caratterizzata da un clima con frequenti gelate e minime abbondantemente sotto lo zero nei mesi più freddi, generalmente tra la fine di novembre e la metà di marzo.

 Fauna e Flora:

 La Montagna pistoiese vanta oltre 10000 ettari di foreste, chiamate appunto Foreste Pistoiesi; anticamente identificate con le Foreste di Boscolungo appartenenti al Granducato di Toscana, ad oggi costituiscono il patrimonio agricolo forestale della Regione Toscana e sono gestite dalla Comunità Montana Appennino Pistoiese.

Le principali foreste sono: la Foresta del Teso (o dell’Orsigna), che si estende per circa 1900 ettari da Pracchia fino a San Marcello pistoiese, coprendo le montagne che circondano i centri abitati di Maresca ed Orsigna e oscillando tra quote che variano da 795 a 1732 m.s.l.m., la Foresta dell’Abetone con annesso un orto botanico forestale che ospita larici (Larix decidua), betulle (Betula pendula), il pino mugo (Pinus mugo)  il raro rododendro (Rhododendronferrugineum), oltre alle specie più comuni della fascia montana e la Foresta dell’Acquerino, estesa per 3146 ettari fra i comuni di Sambuca pistoiese, Pistoia e Montale, comprende una riserva biogenetica che ha lo scopo di conservare e migliorare i boschi di abete odoroso, ovvero la douglasia (Pseudotsuga menziesii), specie esotica utilizzata per la produzione di legname e semi per la vivaistica forestale.

⇒ Contraddistinte prevalentemente da un paesaggio montano, regnano boschi d’alto fusto di faggio (Fagus sylvatica) e abete bianco (Abies alba), accompagnati  dalla douglasia e da qualche sporadico maggiociondolo (Laburnum alpinum), salicone (Salix caprea) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia).

Il sottobosco caratteristico degli ambienti di faggeta comprende la comunissima fragola di bosco (Fragaria vesca), la bugola dai fiori azzurri (Ajuga reptans), i due gerani (Geranium nodosum e G. robertianum), il precoce anemone dei boschi (Anemone nemorosa) e nelle zone più luminose compare il lampone (Rubus idaeus).

Ma è l’abete rosso (Picea abies) a ricoprire il ruolo di maggior interesse: nella Riserva Naturale di Campolino (Abetone) sono presenti residui delle foreste che nel periodo post-glaciale erano diffuse su tutta la dorsale appenninica. Tale area protetta fu istituita nel 1972 proprio per proteggere il raro abete.

L’area in genere presenta una varietà di microambienti e di gradienti altitudinali, che indirettamente determinano microclimi favorevoli all’insediamento di molte specie vegetali, apportando un notevole contributo alla biodiversità della Toscana settentrionale e hanno un’elevata qualità ambientale e rappresentano  un ottimo esempio di ciò che si è potuto ottenere dalla selvicoltura applicata nella proprietà forestale pubblica.

La media montagna è costituita da numerosi castagneti da frutto, una volta fondamentali per il sostentamento della popolazione soprattutto grazie alla farina che si ricava dalla castagna, intervallati principalmente da esemplari di roverella (Quercus pubescens) e sui terreni più scoscesi, dal carpino nero (Ostrya carpinifolia).

Aquila reale

Aquila reale. CC foto Tony Hisgett.

⇒ La fauna del territorio è ricca e variegata; tra le specie avifaunistiche compaiono la poco comune averla maggiore (Lanius excubitor), il tordo bottaccio (Turdus philomelos), la ghiandaia (Garrulus glandarius), rapaci come il gheppio comune (Falco tinnunculus), la poiana (Buteo buteo) e la maestosa aquila reale (Aquila chrysaetos).

Tra i mammiferi vi sono  la marmotta (Marmota marmota), l’arvicola rossastra (Clethrionomys giareolus), il ghiro (Myoxus glis), faina (Martes foina), donnola (Mustela nivalis); tra i mammiferi maggiori sono presenti ovviamente cinghiali (Sus scrofa) e caprioli (Capreolus capreolus), il daino (Dama dama), il cervo (Cervus elaphus) e il lupo (Canis lupus), unico predatore di grandi dimensioni.

I laghi e ruscelli che solcano il paesaggio ospitano anche numerose specie di anfibi come il tritone alpestre (Ichthyosaura alpestris) e il tritone crestato (Triturus cristatus) e la rana appenninica (Rana italica) specie endemica dell’Appennino, dalla Liguria fino alla Calabria.

Cenni storici:

Terra di confine tra il nord della penisola italica e il centro e posta sulla dorsale sud dell’Appennino Tosco-Emiliano, la Montagna pistoiese in epoca preromana ha visto insediarsi popoli celtici a nord, come ad esempio i Boi, mentre a sud gli Etruschi. Anche se queste civiltà non ebbero stanziamenti rilevanti in questo territorio, fu terra di scambi, di guerre e di non facile passaggio.

⇒ I crinali furono interessati da importanti vie di collegamento. Sono difatti noti, almeno dall’età romana, itinerari transappenninici che, attraversate le montagne del pistoiese, collegavano il nord e il sud della penisola e pare che il valoroso condottiero Annibale abbia utilizzato queste vie per scendere in Etruria.

passo di Annibale

Passo di Annibale. CC foto cortesia Stefano Olmi.

Anche se non è noto con esattezza quale sia stato il valico scelto dal generale cartaginese, una tradizione locale lo identificherebbe con l’alta Val di Luce (mt 1512 slm), a nord-ovest dell’Abetone, dove si trova, a mt 1798 di quota, il cosiddetto Passo di Annibale.

La storia del primo nucleo abitato dell’Abetone è strettamente legata proprio allo sviluppo di strade e valici che attraversavano l’area e prende il nome da un enorme abete, tanto grande da non poter essere abbracciato neppure da sei persone con le braccia tese, che venne abbattuto per far posto alla settecentesca via Modenese. Prima di allora la località era nota come Boscolungo, nome che oggi identifica una frazione del comprensorio comunale.

L’area della Montagna pistoiese divenne provincia romana e dopo la caduta dell’impero, passò in mano alla dominazione degli Ostrogoti e successivamente ai Longobardi.

In epoca medievale prosperarono numerosi borghi che tutt’oggi ne mantengono l’aspetto; Cutigliano ne è un esempio.

E’ situato su uno sperone a ridosso del monte Cuccola, costeggiato dalla strada Ximeniana,  e sebbene il nome sia da ricondurre al patronimico romano di Acutilius, la nascita di Cutigliano risale intorno alla fine del secolo XIII. Ma la sua importanza crebbe solo quando la Montagna pistoiese entrò definitivamente nell’orbita fiorentina, nella seconda metà del secolo XIV, mentre sotto il controllo esclusivo di Pistoia, il centro più importante era Lizzano che compare come “curtis” e come pieve sin dal 998.

Nel 1330 nacque il Capitanato della Montagna come magistratura straordinaria allo scopo di controllare militarmente la zona e di reprimere le sommosse; l’ufficio sarebbe dovuto decadere con la pacificazione dei territori ma fu continuamente rinnovato fino a diventare stabile nel 1358.

Le competenze dei Capitani, sovrapponendosi ed assimilandosi a quelle dei Vicari, consistevano nell’amministrare la giustizia criminale e nel supervisionare quella civile che rimase competenza dei rettori locali fino al 1366 quando il Capitano divenne l’unica autorità politica, militare e giudiziaria del territorio.

Anticipando la linea politica dei Medici, consistente nel togliere alle città il controllo diretto sul contado sottraendo loro ogni strumento legislativo, giurisdizionale, amministrativo e fiscale, la Repubblica Fiorentina, nel 1373, per meglio proteggersi dalla minaccia viscontea, volle che la carica di Capitano fosse assegnata ad un proprio cittadino dipendente direttamente da Firenze.

Nello stesso anno, sotto il controllo fiorentino, si ebbe il trasferimento della sede del Capitano a Cutigliano, dove vi venne edificato il palazzo pretorio. Da allora l’importanza dell’abitato di Cutigliano crebbe soppiantando quella di Lizzano, sino a divenire nella prima metà del secolo XVI, l’unica sede “estiva” del Capitanato. Nell’inverno, infatti, la sede era situata nella più bassa San Marcello che, nel corso del secolo XVIII e soprattutto dopo le riforme leopoldine del territorio pistoiese, divenne il principale centro amministrativo della Montagna.

⇒ Successivamente con la suddivisione dell’Italia, questo territorio entrò a far parte del Granducato di Toscana, trovandosi come terra di confine fra quest’ultimo, il Ducato di Modena, il Ducato di Lucca e lo Stato della Chiesa.

Durante la seconda guerra mondiale, inoltre, fu attraversato dalla nota Linea Gotica, dove il  movimento di Resistenza italiana si fece molto sentire e fu terra in cui agirono diverse brigate partigiane, fra cui quelle di Manrico Ducceschi, capo della XI Zona Patrioti, e di Silvano Fedi, che era alla guida delle squadre franche della partigianeria pistoiese. Inoltre, numerosi sono i canti popolari che conservano il ricordo delle tribolazioni dei soldati addetti alla guardia dei confini, sottoposti alla solitudine e alle dure condizioni di stazionamento sull’alto crinale appenninico.

Sul versante ovest del rilievo montuoso Pedata del Diavolo, in località passo della Maceglia , vi è un monumento dedicato ai partigiani Sergio Giovannetti e Franco Prioreschi, membri della Brigata Gino Bozzi qui caduti il 14 luglio 1944 per mano dei nazisti.

Rilevante ruolo nello sviluppo economico dell’area, lo ha avuto la Società Metallurgica Italiana (S.M.I.) fondata nel 1886. Maggiore fabbrica della Montagna pistoiese con sede centrale a Campo Tizzoro (San Marcello pistoiese), questo paese fu costruito a partire dal 1910 per ospitare gli operai che vi lavoravano. Nel 1899 il complesso industriale di Limestre, che ospitava le officine per la lavorazione del rame della Ferdinando Turri & C., venne acquistato dalla stessa S.M.I. (insieme a quello di Mammiano).

Questa fabbrica che arrivò a dare lavoro a 2000 persone, è stata di notevole importanza strategica nelle due guerre mondiali, poiché produceva munizioni. Fu anche una delle maggiori industrie italiane, per quanto riguarda il settore della lavorazione dei laminati in bronzo, ottone ed Alluminio. Dopo gli anni ’80 ha visto un progressivo declino, fino alla definitiva chiusura nel 2006. Ad oggi gli impianti di Limestre sono stati adibiti ad ospitare il Dynamo Camp, un imponente struttura, prima in Italia, appositamente creata per bambini affetti da patologie gravi o croniche in terapia e nel periodo di post ospedalizzazione.

Comuni principali: Abetone, Cutigliano, Piteglio, San Marcello pistoiese e Sambuca pistoiese.

Prodotti del territorio:

 Il passato di questa terra è caratterizzato dalla forte integrazione degli abitanti con il territorio, che hanno trovato fonte di sostentamento per secoli, sfruttando il freddo per la produzione del ghiaccio nelle ghiacciaie, l’energia idraulica per la lavorazione del ferro nelle ferriere, il legname presente in abbondanza, per la produzione del carbone di legna nelle carbonaie, oltre allo sfruttamento dei prodotti del bosco e sottobosco.

La castagna è il prodotto per eccellenza di questa terra. Estesi boschi di castagneti da frutto ne permettono la coltivazione e da questo frutto si ricava la pregiata Farina Dolce di Castagne della Montagna pistoiese di denominazione IGP.

La farina di castagne viene ottenuta mediante la macinazione delle castagne essiccate. L’essiccamento tradizionale avviene nei canicci, seccatoi o metati dove le castagne fresche vengono disposte a strati sul solaio realizzato in stecche di castagno quindi sul pavimento sottostante viene acceso un fuoco “morto” con ceppi di castagno che deve essere mantenuto sempre vivo per 40-45 giorni. Terminata questa fase, le castagne vengono liberate dalla buccia, ripulite ancora manualmente e quindi portate al molino dove vengono poi macinate. La farina che si ottiene è finissima, dolce e di un leggero colore avorio.

⇒ La coltivazione del castagno sulla Montagna pistoiese ha radici antiche: le motivazioni essenziali sono da rilevarsi nell’estrema povertà di questo comprensorio, dove specialmente in inverno le avverse condizioni climatiche creavano gravi problemi di sopravvivenza.

Il castagno era ed è l’unico albero da frutto coltivabile in maniera estesa, con cure relativamente limitate, capace di offrire una risorsa alimentare completa. In area pistoiese ha una diffusione così ampia da risultare anomala, infatti lo si trova in una fascia compresa tra i 200 ed i 1000 m s.l.m., mentre questa pianta ha un habitat ottimale per la fruttificazione tra i 400 e gli 850 m s.l.m.

Sempre il bosco, meglio il sottobosco, dona in abbondanza, oltre a numerose specie di funghi,  prodotti spontanei quali mirtilli, more, lamponi e fragole.  Dal sapore molto zuccherino e un aroma intenso, sono teneri e particolarmente succosi e si utilizzano per la preparazione di marmellate, gelatine e per guarnire dolci.

Mirtilli

Mirtilli. CC foto cortesia Gabriele Fontana.

Una delle attività primarie di questa terra, integrativa alla raccolta e lavorazione delle castagne e alla scarsa coltivazione agricola, è rappresentata dalla produzione del carbone di legna.

I carbonai della Montagna pistoiese erano conosciuti in tutta Italia per la loro abilità e facevano vita da emigranti: a fine Novembre, dopo aver rimesso le castagne, gli uomini andavano a far carbone in Maremma, Sardegna e Corsica. Il distacco dalla famiglia che durava fino ad aprile inoltrato rendeva ancora più dura la vita di questi uomini che si costruivano capanne vicino alle carbonaie e vivevano lì per sei mesi dormendo su letti di rami, rapazzole, ricoperti di foglie. Tornando alle loro case dopo mesi di duro lavoro diurno e notturno e mal dormito e peggio mangiato, “neri” non avendo mai potuto lavarsi, quasi irriconoscibili; i carbonai, nell’immaginario popolare, vennero considerati quasi come creature quasi mitologiche, creature di “un altro mondo” e intorno alla loro figura aleggiavano numerose storie al limite tra realtà e leggenda. Tale attività è durata dal Medioevo fino agli anni 50 dello scorso millennio.

Folklore:

Protagonista della tradizione culinaria della Montagna pistoiese è senz’altro la castagna, ingrediente base di molte ricette. I necci, il castagnaccio, le frugiate o caldarroste, sono solo alcuni dei modi di gustare il prelibato frutto.

Altre sono le prelibatezze gastronomiche della zona:  molti sono i piatti legati al fungo porcino, come la polenta e le tagliatelle, o i funghi trifolati o arrosto, che spesso accompagnano una tagliata di manzo locale; ancora, l’arista di maiale sott’olio, il pecorino a latte crudo della Montagna pistoiese, il formaggio Raveggiolo di pecora pistoiese.

Numerose sono le manifestazioni e sagre dedicate ai frutti della terra. Ogni anno a Cutigliano, nel periodo estivo, si rende omaggio ai delicati e succosi frutti del sottobosco dai quali si ricavano gustosi sciroppi e confetture, con la Festa del mirtillo e del lampone; mentre, pressoché in tutti i paesi, si tengono sagre della castagna e del neccio nel periodo autunnale, come commemorazione di un passato nel quale la castagna era vitale e come vere e proprie rassegne gastronomiche di prodotti tipici.

La Montagna pistoiese ha un’antica tradizione di canti. Il primo a raccoglierli fu Niccolò Tommaseo (1832), dalla sola persona di Beatrice Bugelli, poetessa pastora di Pian degli Ontani. Numerosi ricercatori si susseguirono per esaltare la purezza, la semplicità e l’estetica di questa poesia: Filippo Rossi Cassiglioli, medico pistoiese, raccolse e pubblicò 26 libretti di maggi, per esempio; Francesca Alexander pubblicò due volumi di canti nel 1885 e nel 1887, raccolti nella zona dell’Abetone.

⇒ Il lavoro di ricerca più importante è stata la raccolta sistematica di tali canti, con i metodi della ricerca etnomusicologica ed antropologica, fatta nei primi anni ’70 da Sergio Gargini, sociologo, lavoro atto anche alla valorizzazione e diffusione di questi canti che sono principalmente sonetti, stornelli e ottave rime.

Nel 1980 fu ripristinato il Cantar Maggio, al quale vi hanno partecipato autori come Maurizio Geri e Riccardo Tesi e nel 2003 nacque il Festival del Maggio Itinerante, un manifestazione folkloristica itinerante appunto, che parafrasando il calendimaggio, in tutto il mese di maggio porta gli stessi Canti del Maggio e gli altri canti della tradizione, davanti alle case e per le vie di molti paesi.

Numerose sono anche le rassegne culturali. Artisti di strada riempiono le vie di Maresca con il festival Extradarte che si tiene dal 1991 e promuove la cultura di strada attraverso l’interazione col pubblico e Calamecca (Piteglio) ospita la Rievocazione storica in onore di Francesco Ferrucci, manifestazione in costume dell’arrivo e della sosta di Francesco Ferrucci a Calamecca il 1º agosto 1530 con i suoi 4000 soldati prima della tragica battaglia di Gavinana. In commemorazione della morte del condottiero, a Gavinana, dove vi morì, si celebra la Festa Ferrucciana e il Palio degli anelli, una disputa fra le quattro contrade del paese per la conquista del drappo dipinto da artisti locali.

Tiziano Terzani

Il giornalista eremita Tiziano Terzani. CC foto cortesia darsipace.

Terra di feste ma anche di isolamento e spiritualità in perfetta armonia con la natura e luogo eletto dal giornalista eremita Tiziano Terzani.

La quiete e il mistero dei boschi della valle dell’Orsigna è stata l’ultimo amore dello scrittore di grandi viaggi e attualità, alla quale così rende omaggio nel suo libro La fine è il mio inizio “A quel tempo l’Orsigna era ancora piena di gente. La guerra era appena finita e gli uomini facevano i boscaioli nelle montagne di là del fiume. Facevano cose incredibili! Legavano un cavo di ferro nella montagna di fronte, poi a spalla, attraversando il fiume, lo portavano da questa parte, lo legavano in piazza, lo mettevano in tensione e dall’altro versante facevano partire i carichi di legna attaccati ad un uncino. Arrivavano a velocità spaventosa ed andavano a sbattere contro un copertone. A volte quei pazzi ci si legavano loro stessi. Lo ricordo come se fosse ora. (…) una volta uno si distrasse fra un carico e l’altro e finì schiacciato in piazza”.

 Perché la Montagna Pistoiese

Montagna pistoiese bosco di faggi

CC foto cortesia di gi+cri Fargilli.


.. canti tradizionali rievocano il passato di questa terra circondata da imponenti montagne e mistiche foreste, modellata rispettosamente da braccia che hanno saputo cogliere i suoi doni ..


 

Vuoi visitare la Montagna Pistoiese o i suoi dintorni? Guarda le escursioni sulla mappa.

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