Fotografia e cammino. 2


Domanda retorica: quanti di voi portano una macchina fotografica durante le escursioni o, meglio ancora, durante un lungo viaggio a piedi? Su, alzate le mani. Bene, vedo che è un abitudine comune.

⇒ Il tipo di fotocamera dipende dai gusti e dall’esperienza personale, dalle possibilità e dal peso della medesima, visto che si va dai cento e più grammi delle tascabili digitali, ai pesi dal chilogrammo e oltre delle reflex più o meno professionali.

alicia cammino di Santiago

Prima della Galicia.

Molto dipende dall’occhio di chi guarda e vede un’immagine da portare a casa per ravvivarne il ricordo; certamente una macchina migliore ferma immagini di qualità superiore ma se il fotografo  sbaglia impostazioni o inquadratura ottiene risultati deludenti. Ho iniziato a descrivere i lunghi cammini, in particolare il percorso Francés del Cammino di Santiago e cercherò di dare qualche spunto per ottenere qualche buon ricordo fotografico. Innanzitutto i tipi di territorio che si incontrano. Credo sia immediato e logico aspettarsi grandi cambiamenti di scenario su un percorso che sfiora gli ottocento chilometri di sviluppo, toccando una nazione e attraversandone un’altra con ben quattro regioni, con caratteristiche diverse e che consente infine di vedere anche l’oceano, per chi ha tempo e voglia.

Navarra cammino di santiago

Navarra in primavera.

Partendo dalla verde Aquitania francese in una bella giornata di sole (si spera) il verde dei Pirenei è  un invito a fotografare, così come lo sono gli angoli della cittadina che vede partire la gran parte dei camminatori.

⇒ Personalmente uso molto la modalità “scenario-fogliame” per avere una migliore resa del verde ma è possibile impostare anche le funzioni “my color” o analoghe, sia sulle tascabili che sulle macchine più raffinate: questo alla ricerca della più fedele riproduzione dei colori.

Si tratta in pratica di programmi che consentono di effettuare correzioni a quanto viene “visto” dal processore cmos, un po’ come facevano i filtri polarizzatori sulla luce che impressionava le vecchie pellicole, ovvero vengono filtrate quelle frequenze che creerebbero riverberi indesiderati e colori sbiaditi o lucidi a causa dei riflessi.

Valicati i Pirenei ci attende la Navarra, nella prima parte verde anch’essa, piuttosto rurale e con l’aria da luogo di montagna che la fa somigliare a tanti altri luoghi montani; poi i suoi scenari cambiano ammorbidendosi in colline e coltivati, frequenti paesi e borghi. Un bel grandangolo aiuta a fermare  quanto c’è di visibile da certe alture e dalle cime pirenaiche ma può abbracciare anche le ampie visuali delle campagne.

Ci sono però anche case, animali e persone a solleticare l’istinto fotografico e la tentazione di fare una foto indimenticabile; per non parlare poi dei tanti ponti di pietra da attraversare. Se l’obiettivo è uno zoom, o si hanno più obiettivi – occhio al peso, però! – si hanno una serie di possibilità che un solo obiettivo e si possono fare panorami o tentare immagini più ristrette e delle soggettive se l’ingrandimento massimo è abbastanza spinto (da 18-105, 18-140 a superiori) e avere magari la fortuna e la bravura di fare una foto da manuale.

⇒ A proposito di pesi: uno zoom variabile 18-55 in genere è un prodotto economico anche nelle versioni di marca e spesso è abbinato come kit base alla macchina prescelta. Sono oggetti costruiti bene e funzionante

i ma la plastica è molta e le lenti non sono quelle degli obiettivi al top delle categorie. Il peso leggero li fa apprezzare e la buona resa sul campo conferma la loro utilità; certamente il massimo dell’ingrandimento non è molto e quindi non si possono pretendere immagini prese da troppo lontano: bisogna avvicinarsi. Camminando questo spesso si ottiene nel giro di pochi minuti, a meno che non si fotografi qualcosa fuori percorso.

⇒ Se fotografate le persone, prima fate sempre l’atto di farlo e sorridete attendendo una risposta affermativa. Sulle strade dei lunghi cammini le persone spesso non fanno più caso se sono ritratte dai tanti camminatori, qualcuno però potrebbe non essere d’accordo o solo non essere dell’umore adatto.

In Navarra c’è naturalmente anche Pamplona, la prima delle grandi città che il Francés attraversa e il suo doppio volto di città vecchia, con storia e fascino, e di metropoli moderna, ma con molto verde, stimola e offre molte visuali. Il bello di Pamplona è che di metropoli non si tratta e con un po’ tempo e voglia se ne può visitare molta di più di quella che si attraversa con il solo cammino.

Lasciata la Navarra si entra nella più piccola delle regioni spagnole: La Rioja, divenuta nei decenni   ricca con la diffusione dei suoi ottimi vini, specialmente i rossi; bevande gustose e che saranno facili da dimenticare solo per gli astemi o per coloro che credono che un vino valga l’altro. Questa piccola regione offre il verde della campagna e il rosso cupo di certi terreni, tanto che viene da pensare che il colore ricco dei suoi vini derivi proprio dall’ossido di ferro che tanto colpisce osservando gli sterrati e le colline attraversate.


Quando non è la natura a stimolare l’occhio del fotografo, lo sono gli angoli dei tanti paesi attraversati, spesso ricchi di piazzette, palazzi storici, chiese barocche con altari d’oro e altri scorci imprevisti.


 

Attraversando la regione incontriamo però anche una città, non conteggiata con le quattro del Francés – Pamplona, Burgos, Leon e Santiago de Compostela – ovvero Logroño, adagiata sulla sponda dell’Ebro e che da paesotto che era si è trasformata in una città un po’ vecchia e un po’ nuova, dai caratteristici portici per ripararsi dal sole, sia sotto le antiche case che sotto i nuovi palazzi lungo le avenidas moderne. Piazze e piazzette, monumenti e giardini attireranno l’occhio di chi passa e soprattutto di chi fa tappa; nei negozi della parte più vecchia saranno i colori delle mantillas a richiamare, possibile regalo per chi ci aspetta a casa anche se il pacchetto dovrà essere conservato e trasportato per giorni e giorni nello zaino…

La Rioja cammino di Santiago

Colori de La Rioja.

Lasciata infine La Rioja, ecco la vasta Castilla y Leon e iniziano a vedersi grandi mutamenti nel paesaggio e nelle architetture. Le colline diventano più rade e basse, lasciando spazio agli altopiani con le loro visuali infinite. I vigneti alla francese lasciano il posto ai campi di erba per il foraggio o al grano.

I tratti pianeggianti sono sempre più vasti e anche le case mutano d’aspetto. I campanili perdono la loro tridimensionalità, sempre meno simili ai campanili nostrani, diventando invece “a vela”, cioè una singola parete che ospita piccole campane, come in certi borghi medievali italiani; parete che sembra quasi ridicola, indipendentemente dalla dimensione della chiesa che la sostiene.

Cambia il colore della terra, cambia l’agricoltura – talvolta inesistente perché abbandonata – e ricompaiono le mucche che non si vedevano più dall’attraversamento della Navarra. Le cicogne fanno i loro nidi in cima ai pali della luce, sui bordi dei campanili a vela e talvolta su piloni messi volutamente per dare loro uno spazio.

Ecco poi Burgos, solenne e storica. Piena di statue di bronzo e di marmo, classica e nuova al tempo stesso; dominata dalle guglie gotiche della sua cattedrale e con i suoi locali dove gustare tapas che meriterebbero anch’esse delle foto. Giardini lungo il fiume, ponti da godere, panchine da frequentare nelle pause. Ricordi da accumulare e foto da fare nel tentativo di dare colore a una emozione o a qualcosa da far notare a chi ci aspetta a casa. Lo zoom avrà molto da lavorare passando di continuo dall’ingrandimento minimo a quelli maggiori.

Ripreso il viaggio, le mesetas fra Burgos e l’altrettanto storica Leon sono quasi piatte, assolate e sembrano infinite; rilucono del riverbero del sole – se c’è, e quando c’è si sente – spezzate solo da piccoli borghi che sorprendono, apparizioni quasi improvvise e che l’occhio centellina mentre il passo lento le avvicina e le propone da nuove angolazioni.

Mesetas leonesi cammino di santiago

Mesetas leonesi.

⇒ Fermarsi o proseguire in un borgo che ci affascina, luogo non previsto per l’arrivo della tappa? Cambiare punto di sosta rispetto al previsto perché questa o quella sorpresa di paese invoglia a restare, per goderlo almeno un pomeriggio e una sera, dispiacendosi di lasciarlo il mattino seguente? Domande con difficili risposte, condizionate solo da quanti giorni in totale si hanno a disposizione prima di dover rientrare a casa.

Foto su foto, colori diversi dal verde della prima parte del viaggio. Dal dolce verde navarrino interrotto dai sentieri sterrati, al verde polveroso del Paramo; dalle sterrate rossastre che sembrano senza fine, perse verso l’orizzonte, al colore delle pietre di certi antichi villaggi carichi di leggende.

Un paraluce sull’obiettivo è utile ma non necessario: una delle particolarità del percorso è quella che dopo Pamplona si va sempre e solo verso ovest e il sole è alle spalle al mattino e sul fianco sinistro a metà del giorno: sempre, giorno dopo giorno. Piuttosto direi indispensabile un filtro neutro da porre a protezione della lente, così che polvere, ditate, graffi fatti da stoffe più rigide o da plastica siano evitati.

Alla fine della Castilla y Leon altri monti da superare, con il punto più alto di tutto il viaggio, di  poco più alto perfino dei duri Pirenei; dopo ci accolgono altri vigneti nella Valle del Bierzo e se non cambia molto l’architettura, cambia invece il paesaggio, virando di nuovo nelle tonalità del verde e dei coltivati, somigliando alla iniziale Navarra in una sorta di simmetria di colori. Borghi e cittadine anticipano infine l’ultimo valico montano e l’ingresso in Galicia con i suoi verdi intensi e la sua lingua tanto diversa, se avete la buona sorte di ascoltare i gallegos parlarla fra di loro al posto dello scolastico castigliano insegnato in ogni scuola spagnola.

I paesaggi perdono la vastità delle mesetas e i boschi tornano a far da contorno ai sentieri o a mostrarsi vicini; l’acqua aumenta la sua presenza con rios e torrenti e anche se nessuno ha l’ampiezza e la regalità dell’Ebro incontrato a Logroño, tutti danno quel senso di freschezza e sollievo durante i chilometri percorsi o dopo, seduti magari con i piedi a mollo e la fotocamera pronta a fermare un particolare, un sorriso, i giochi uno scoiattolo curioso.

Infine la città meta del lungo viaggio e che dall’ultimo colle si può osservare e fotografare in panoramica. Una volta scesi nelle sue strade saranno tanti gli spunti per fotografare ciò che c’è attorno. Vicoli e piazzette, negozi, palazzi e naturalmente la grande cattedrale che richiede un bel grandangolo per entrare tutta nella foto; anche gli interni meritano qualche scatto e pur non essendo fra le prime dieci cattedrali più grandi d’Europa, fa un bell’effetto una volta che si è al suo interno.

⇒ Allungate i tempi e aprite i diaframmi per non usare il flash e appoggiatevi a una colonna per non fare un “mosso”.

Per i puristi della foto “costruita” sfruttando le caratteristiche tecniche della fotocamera, rammento che i grandi paesaggi è meglio fermarli con focali lunghe o all’infinito, aperture strette e tempi in relazione alla quantità di luce; questo perché gli orizzonti lasciano sempre il segno ed è bello ritrovarli nelle nostre foto. Se avete una digitale e non volete perdervi nelle impostazioni – possibili anche con le piccoline – tenete la modalità “auto” o al massimo spostatevi su “panorama” e ci penserà da sola, senza deludervi. Se conoscete bene invece la vostra fotocamera sfruttatela e tenetela per fedele compagna di viaggio: vi ripagherà della fiducia con le sue potenzialità e troverete belle foto nella scheda di memoria.

⇒ Si deve ricordare che camminando il cuore accelera i suoi battiti anche in pianura e al momento di fermarsi per una foto il rischio di fare un “mosso” è sempre in agguato, anche per la fretta di non perdere il passo di eventuali compagni o per evitare l’arrivo di presenze non volute nell’immagine.

A tal proposito l’ultima cosa: vista la continua presenza di altri camminanti c’è da scegliere se fotografarli oppure attendere di avere le inquadrature libere. Non è facile la scelta, un po’ per il gran numero di persone che possiamo trovarci attorno e poi perché una volta tornati potremmo sentire la mancanza di questo o quel pellegrino, presenze amichevoli nei giorni del viaggio e che un po’ mancheranno una volta tornati a casa. Piccolo escamotage è quello di salire o scendere fuori del tracciato, sentiero o strada che sia: talvolta pochi metri danno risultati sorprendenti e il tempo perso è nulla in confronto a quanto si ottiene.

Giorni e Vento propizi… anzi: “buen camino” viaggiatori!

 

@Marco PennaGialla Parlanti

 

Esempi di pesi

–  fotocamere reflex e obiettivi:

Nikon D3200 solo corpo macchina gr.505;

Nikon D810 solo corpo macchina gr.880;

Canon Eos 700D solo corpo macchina gr.580

obiettivo Nikkor 18-140 gr.490;

obiettivo Nikkor 18-55 gr.195;

obiettivo Tamron 18-270 gr.470;

obettivo Canon EF-S 18-135 gr.480;

– piccole digitali:

Nikon 1 V1 gr.383

Nikon Coolpix P340 gr.194

Nikon Coolpix L21 gr.180

Canon PowerShot SX120is gr.305

Canon PowerShot SX700 HS gr.269

 

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2 commenti su “Fotografia e cammino.

  • Simona Lunardi

    Paesaggi incantevoli, abbiamo veramente delle perle in Italia e per quano riguarda la montagna senzaltro il Trentino Alto Adige supera tutti. A me piace tantissimo fare trekking dolomiti e poi ritrovarmi n un piccolo hotel san vigilio di marebbe e godermi una vacanza faticosa ma serena. Ciao Simona

  • Nicola Ughi

    Salve, mi chiamo Nicola Ughi e sono un fotografo. Curo come photoeditor una rivista tablet in custom pubblichino di una azienda toscana (Tagetik) e mi piacerebbe usare questo articolo sul trekking e le relative fotografie. Paghiamo ogni reportage un massimo di 250,00 euro, se può essere di suo interesse. Mi fa sapere? Grazie